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Israele martella il sud di Gaza, saltano le trattative sugli ostaggi

Israele martella il sud di Gaza, saltano le trattative sugli ostaggi

Centinaia di morti, gli sfollati sgomberati anche da Khan Yunis

ROMA, 03 dicembre 2023, 07:23

di Luca Mirone

ANSACheck
Bombardamenti nella Striscia di Gaza - RIPRODUZIONE RISERVATA

   Anche il secondo giorno dopo la fine della tregua è stato all'insegna della guerra totale a Gaza. Israele ha intensificato i raid nel sud della Striscia intorno a Khan Yunis, ordinando l'evacuazione dei civili, mentre Hamas ha lanciato raffiche di razzi contro diverse città dello Stato ebraico. Centinaia i palestinesi uccisi, ha denunciato il movimento che controlla sempre meno la Striscia. In questo diluvio di fuoco, a cui si aggiungono i nuovi attacchi di Hezbollah, sembra essersi spezzato anche l'esile filo di un negoziato per riprendere lo scambio di prigionieri: si è arrivati a un "punto morto", hanno annunciato gli israeliani lasciando la sede delle trattative, Doha. Per il governo Netanyahu riportare a casa tutti i connazionali resta una priorità, ha assicurato in serata il premier in una conferenza stampa. Chiarendo allo stesso tempo che i piani militari restano inalterati: una "manovra terrestre necessaria" per raggiungere l'obiettivo di "distruggere Hamas".

    Dopo la ripresa delle ostilità gli attacchi israeliani sono stati massicci. L'esercito ha reso noto di aver preso di mira finora più di 400 "obiettivi terroristici" a Gaza. Un'offensiva condotta con forze aeree, navali e di terra, principalmente sull'area di Khan Yunis, dove si sono riparati migliaia di sfollati provenienti dal nord. Israele, dopo aver mappato la zona, ha disposto le prime evacuazioni forzate da alcuni rioni, chiedendo ai residenti di andare verso la frontiera egiziana. Il piano è quello di operazioni mirate e circoscritte, di quadrante in quadrante, fino al controllo totale della parte meridionale della Striscia. "Sono aree dove non avevamo operato finora, ma andremo avanti con intensità fino alla completa eliminazione di Hamas", ha chiarito il ministro della difesa Yoav Gallant.

    Inviando un messaggio ai capi militari che controllano quest'area, ma anche ai loro leader: Yahya Sinwar, Mohammed Deif e Marwan Issa. Significativa, da questo punto di vista, la replica di Israele a Recep Tayyp Erdogan, che aveva sottolineato la necessità di non escludere Hamas dalla soluzione del conflitto: "La Turchia potrà accogliere i terroristi che riusciranno a fuggire", sono state le parole lapidarie del ministro degli Esteri Ely Cohen.

    Nella Striscia i bombardamenti israeliani avrebbero provocato almeno 240 morti e 650 feriti in due giorni, secondo quanto ha riferito Hamas. Che in un comunicato successivo ha parlato di 300 uccisi solo a Gaza City, senza specificare quando. Mentre il bilancio complessivo delle vittime avrebbe superato i 15.200. E con una situazione umanitaria sempre più pesante, si è registrato almeno un segnale positivo. I camion di aiuti hanno ripreso a entrare da Rafah, ma sono stati solo 50, ha fatto sapere la Mezzaluna palestinese.

    In questo scenario appare tramontata la speranza di una nuova pausa nelle ostilità per liberare altri ostaggi. Il capo del Mossad David Barnea ha ordinato al suo staff di rientrare da Doha. L'accusa ad Hamas è di non aver rispettato la sua parte di accordo, che prevedeva il rilascio di altre 15 donne e 2 bambini. Il movimento palestinese invece ha assicurato che tra gli ostaggi sono rimasti solo uomini e soldati. E per liberarli, servirà un cessate il fuoco duraturo e il rilascio di tutti i prigionieri palestinesi.

    A dispetto di tutti gli ostacoli, gli sforzi di mediazione non si interrompono. Sia gli Stati Uniti che l'Ue premono nuove pause umanitarie, mentre Macron è volato in Qatar per incontrare lo sceicco Al-Thani. Il presidente francese inoltre continua a insistere per un cessate il fuoco duraturo: il suo timore è che la lotta senza quartiere di Israele ad Hamas costerà "10 anni" di guerra.

    Sul governo Netanyahu non c'è solo il pressing internazionale. Migliaia di persone si sono radunate a Tel Aviv per esigere la liberazione immediata di tutti gli israeliani rimasti ancora prigionieri a Gaza. Tra la folla c'erano anche 4 ex ostaggi. Mentre le famiglie dei rapiti ancora a Gaza hanno chiesto un incontro con il Gabinetto di guerra chiedendo "risposte" sulla sorte dei loro cari. 

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