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Band Fusai Fusa esordisce con 'Lamana', 'canto di libertà in musica'

Singolo uscito per Locomotiv Records, l'album di debutto a marzo

30 gennaio 2024, 12:26

Redazione ANSA

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Da destra Ali Belazi, Ashti Abdo e Taha Ennouri (foto di Marianna Fornaro) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Da destra Ali Belazi, Ashti Abdo e Taha Ennouri (foto di Marianna Fornaro) -     RIPRODUZIONE RISERVATA
Da destra Ali Belazi, Ashti Abdo e Taha Ennouri (foto di Marianna Fornaro) - RIPRODUZIONE RISERVATA

(di Valentina Maresca)

Una rilettura continua della propria musica di origine, l'instancabile desiderio di sperimentare nuove sonorità e la volontà di essere ambasciatori dei rispettivi popoli, con l'obiettivo di ribadirne il diritto di muoversi ed esprimersi: si articola su questi capisaldi l'intervista rilasciata ad ANSAmed da Ali Belazi e Ashti Abdo, membri con il percussionista e producer elettronico tunisino Taha Ennouri di Fusai Fusa, ensemble musicale che si muove fra sonorità mediorientali e afro-beat, ritmi maghrebini ed elettronica, sufismo e cultura tradizionale sub-sahariana, nato nell'alveo della frizzante scena animata dal Locomotiv Club di Bologna grazie all'incontro tra i tre artisti.

Il gruppo ha lanciato giovedì 25 gennaio Lamana, singolo d'esordio uscito per Locomotiv Records e primo estratto che anticipa l'album di debutto, previsto il prossimo marzo.

"Mi piace interpretare la musica nord africana ma anche unirla a quella moderna, rileggendo le mie origini senza ignorarle né tradirle", ha detto il cantante e autore di musica Sufi Belazi, approdato da Tunisi a Bologna. "Con i miei colleghi ho deciso di creare questo brano basato sulla musica gnawa, peculiare del Marocco. All'inizio si sente l'energia, anche spirituale, poi c'è uno stacco e si dà spazio alla musica elettronica, al dialogo con il sassofono e all'intervento di Ashti con la musica curda", ha spiegato parlando del brano musicale Lamana, parola araba intraducibile che descrive la forza di affidare qualcosa di inestimabile a qualcuno, evocando i concetti di cura e di fiducia.

Nella realizzazione del nuovo singolo "abbiamo portato un tubo per la corrente elettrica suonandoci all'interno della sala di registrazione e scoprendo così nuove sonorità", ha rivelato il compositore e polistrumentista curdo-siriano Abdo. "Ho ascoltato tanta musica tradizionale e non, curda, turca, algerina, un po' europea. Anche per me la musica gnawa è una novità e non siamo i primi che sperimentano il miscuglio di culture, ma nel nostro piccolo vogliamo fare sempre meglio", ha aggiunto.

Lamana è il titolo di una canzone-manifesto che sottolinea il ruolo degli artisti come espressione della "voce collettiva", un brano carico di simbolismo che affida alle percussioni e ai qraqeb il compito di incarnare il rumore delle catene ai piedi degli schiavi, esplodendo in un vero e proprio rituale di liberazione.

Entrambi i musicisti hanno sottolineato la responsabilità musicale dei Fusai Fusa, il cui nome deriva da un termine arabo che rimanda al concetto di mosaico, in questo caso inteso come attitudine condivisa nel creare ponti fra suoni diversi e nel riunire molteplici sensibilità: una visione improntata all'armonia fra le parti contro lo schematismo e le contrapposizioni del presente.

"Attraverso la musica portiamo diversi messaggi sulla sofferenza dei Paesi da cui proveniamo; siamo ambasciatori dei nostri popoli e del loro dolore per quanto è accaduto in passato e sta succedendo oggi", ha commentato Abdo, partito 19 anni fa dalla Siria. "Giunti in Europa abbiamo quasi un senso di colpa, come se avessimo tradito i posti in cui siamo nati e abbiamo familiari e amici. Per questo, attraverso la nostra musica, dobbiamo dire quello che accade nel mondo arabo e curdo. Quando sono partito non c'era la guerra, ma la regione ha avuto sempre dei problemi e ai curdi è impedito di esprimersi nella propria lingua che si può parlare soltanto in casa, di nascosto. Basta cantare o suonare in curdo perché il gesto sia considerato politico", ha evidenziato. Gli ha fatto eco Belazi: "Con Lamana parliamo di schiavi che si liberano dalle catene. Vorremmo essere la voce delle persone che non possono andare dove vogliono e invece hanno non soltanto il diritto di viaggiare, ma anche di esprimere i propri pensieri". 

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