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Mine di confine, l'eredità mortale della Francia in Algeria

Migliaia di vittime e richieste di risarcimento morale

ALGERI, 18 ottobre 2023, 14:56

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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Nonostante siano passati più di 61 anni dall'indipendenza dell'Algeria dalla Francia, un'eredità mortale del colonialismo continua a uccidere, ferire e rendere disabili persone: le mine di confine.

Come è noto, l'Algeria aveva ottenuto l'indipendenza dalla Francia il 5 luglio 1962, dopo una rivoluzione di liberazione durata quasi otto anni (dal 1 novembre 1954), che ha posto fine all'occupazione del Paese che durava dall'estate del 1830.

Le autorità ufficiali di Algeri sostengono che gli otto anni di guerra contro la Francia hanno provocato la morte di un milione e mezzo di martiri e lo spostamento di centinaia di migliaia di persone nelle vicine Tunisia e Marocco.

Per comprendere meglio la situazione in quel momento, la rivoluzione algerina trovò sostegno oltre i confini dei suoi vicini a est e ovest, soprattutto per quanto riguarda le spedizioni di armi, munizioni e rifornimenti vari. Per bloccare i rifornimenti ai moudjahidines (rivoluzionari algerini), le autorità coloniali del Paese transalpino installarono due linee isolanti di filo spinato elettrificato e posero lungo di esse milioni di mine antiuomo.

La Francia aveva quindi deciso di stabilire la linea "Challe" ai confini dell'Algeria e della Tunisia, che si estende dal Mar Mediterraneo vicino ad Annaba a nord, fino alle porte del deserto a sud, su una distanza di oltre 300 chilometri.

Al confine con il Marocco, le autorità coloniali avevano stabilito un'altra linea, lunga circa 700 chilometri, denominata "Maurice", che si estendeva dal Mar Mediterraneo nell'attuale provincia di Tlemcen alla regione sahariana di Bechar, nel sud-ovest del Paese.

Tuttavia, dopo la partenza dell'esercito francese dall'Algeria, i campi minati sono rimasti tali e quali e hanno continuato a uccidere, ferire e rendere disabili centinaia di persone nel corso degli anni.

Di tanto in tanto, la Protezione Civile e la Gendarmeria algerina rilasciano comunicati stampa su episodi di esplosione di mine antiuomo nelle zone di confine, le cui vittime sono generalmente allevatori di bestiame.

Da parte sua, l'esercito algerino organizza periodicamente operazioni di sminamento lungo le linee Challe e Maurice, nonché la distruzione delle mine scoperte.

Le statistiche ufficiali delle autorità algerine, incluse in un rapporto presentato alle Nazioni Unite nel 2019 e pubblicato dall'agenzia di stampa ufficiale Aps nel 2020, mostrano che l'eredità mortale della Francia coloniale ai confini ha causato 4.830 vittime civili durante la rivoluzione e 2.470 dopo l'indipendenza del Paese.

Lo stesso rapporto afferma che le operazioni di sminamento hanno interessato più di 62.000 ettari nelle zone di confine e hanno portato alla scoperta di circa 8 milioni di mine (7.854.849), che sono state distrutte dall'esercito algerino.

Per Mohamed Djouadi, 78 anni, presidente dell'Associazione algerina per la difesa delle vittime delle mine, la Francia coloniale ha lasciato dietro di sé una guerra latente non dichiarata, armi senza soldati e un crimine permanente contro gli innocenti: le mine antiuomo.

In una dichiarazione rilasciata ad ANSAmed, Djouadi ha spiegato che le mine di confine hanno mutilato, reso vedovi, orfani e disabili migliaia di algerini durante e dopo la rivoluzione di liberazione.

Ciò che è pericoloso in tutto questo, ha sottolineato Djouadi, vittima delle mine nella regione montuosa di Aurès, tra Biskra e Batna (est), è che la Francia non ha consegnato le mappe dei campi minati dopo aver lasciato l'Algeria e, secondo lui, questo atto è stato "deliberato".

"La Francia non ha fornito ingegneri o tecnici per pulire i campi e distruggere le mine", ha aggiunto.

L'attivista associativo ha sottolineato che grazie a un'iniziativa nazionale e storica dell'Esercito nazionale popolare, i campi in questione sono stati ripuliti, milioni di mine sono state distrutte e anche le scorte algerine sono state eliminate.

"L'esercito algerino è diventato un punto di riferimento per i Paesi che desiderano realizzare operazioni simili, in particolare in Africa", ha detto ancora Djouadi.

Il presidente dell'associazione, fondata nel giugno 2002, ha ricordato di aver tenuto, nel dicembre 2012, un discorso alla Conferenza internazionale di Ginevra dei Paesi firmatari della Convenzione di Ottawa che vieta l'uso, lo stoccaggio, la produzione e il trasferimento delle mine antiuomo, in cui chiedeva alla Francia un "risarcimento materiale, ma soprattutto morale e psicologico".

A questo proposito, Djouadi ha detto: "Vogliamo soprattutto un risarcimento psicologico e morale e delle scuse per i crimini commessi dopo l'indipendenza, perché per quanto riguarda il denaro, l'Algeria si è presa cura dei suoi figli vittime delle mine".

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