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Lala nei labirinti burocratici delle seconde generazioni

Lala nei labirinti burocratici delle seconde generazioni

Nel film premiato di Ludovica Fales la storia di giovani rom

ROMA, 29 gennaio 2024, 23:56

di Alessandra Magliaro

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Lala nei labirinti burocratici delle seconde generazioni - nella foto di scena: Samanta Paunković - RIPRODUZIONE RISERVATA

Lala nei labirinti burocratici delle seconde generazioni - nella foto di scena:  Samanta Paunković -     RIPRODUZIONE RISERVATA
Lala nei labirinti burocratici delle seconde generazioni - nella foto di scena: Samanta Paunković - RIPRODUZIONE RISERVATA

 Lala è nata in Italia ma da sempre vive con l'incubo della cittadinanza che non arriva, è figlia di rifugiati del conflitto nella ex Yugoslavia e anche se aiutata dai servizi sociali, la sua è una lotta nei labirinti della burocrazia comuni alle cosiddette seconde generazioni. In più è rom, con tutto quello che socialmente significa per questa minoranza etnica in Italia non riconosciuta. Lala da il titolo al film di Ludovica Fales, che ha appena avuto il premio Corso Salani a Trieste ed è in alcuni cinema in tutta Italia accompagnato da regista e protagonisti, dopo una premiere a Roma con il concerto di Assalti Frontali (feat. Luca D'Aversa) che per il film hanno composto la special track musicale 'Lala il mio nome è Lala'.
    Il film racconta storie vere, personali e allo stesso tempo simboliche di quello che significa oggi per giovani intorno ai 18 anni vivere senza cittadinanza essendo cresciuti nei campi e spesso senza i documenti dalle famiglie d'origine fuggite dalla Bosnia. Con attori non professionisti e attraverso una sorta di laboratorio anche durante le riprese alla ricerca della verità oltre la recitazione, il film con un team tutto di donne è una produzione Transmedia (Italia) e Staragara (Slovenia) sviluppato da Biennale College Cinema. Il progetto di Fales è cominciato 10 anni fa quando ha incontrato Zaga, una ragazza nata e cresciuta in un campo nella periferia est di Roma, dove è andata anche a scuola. Quando, dopo vari tentativi di ottenere i documenti ha capito, allo scoccare della maggiore età, che la sua pratica non sarebbe andata a buon fine, è partita clandestinamente per raggiungere la Serbia dove ha potuto ottenere la cittadinanza della sua famiglia d'origine e tornare in Italia per fare richiesta di permesso di soggiorno permanente, al momento ancora non arrivato. Nel film ci sono lei (Zaga Jovanović) in una sorta di specchio con la protagonista Lala interpretata da Samanta Paunković (che invece da poco ha ottenuto la cittadinanza italiana e da poco ha avuto una bambina che cresce insieme al suo compagno) e Rahma una ragazza siriana interpretata da Ivana Nikolić che vive ora in Germania con suo marito serbo, insegna danze rom, è un'attivista ed è diventata autrice teatrale e performer. E poi altri personaggi, l'avvocato, il criminale, i compagni di scuola i cui ruoli sono interpretati da persone a loro volta con vissuti emblematici, come un giovane solare e positivo cresciuto volontariamente in una casa famiglia, come un attivista di Lucca che si batte per i diritti della sua etnia, come il marionettista che insegna all'università cultura rom.
    Perchè ha scelto di raccontare la storia di Lala? "Sono cresciuta - risponde Ludovica fales - in una famiglia attraversata da un incrocio di interessi, con una forte propensione cosmopolita alla narrativa e al romanzo, che è stata mantenuta viva negli anni dalle due grandi figure della mia vita, Angela, mia nonna, e Regina, sua sorella maggiore. Fuggite dall'Italia negli Stati Uniti durante le leggi razziali, queste donne si salvarono grazie alla generosità di perfetti sconosciuti, e vissero, unite da un profondo legame, tra le due sponde dell'Oceano Atlantico per la vita. Quando ho incontrato Zaga, la ragazza a cui si ispira la storia di 'Lala', ho capito che, nonostante le nostre profonde differenze e la mia vita assolutamente privilegiata rispetto alla sua, avevamo qualcosa in comune. Abbiamo in comune quella sensazione condivisa da chi sente di essere nato per caso, 'i sopravvissuti' come li definirebbe nel famoso saggio lo psicanalista Bruno Bettelheim sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti".
    Ludovica Fales (tra i suoi documentari Lettere dalla Palestina) ha insegnato cinema in Bosnia, Kosovo e Medio Oriente come forma di risoluzione dei conflitti e a sostegno delle forti voci femminili che ha incontrato, ora insegna alla University College London e sta scrivendo il suo nuovo film. (

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