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Associazioni, rivedere il decreto sulla non autosufficienza

Associazioni, rivedere il decreto sulla non autosufficienza

Federazione Alzheimer Italia, 'belle parole ma poca sostanza'

ROMA, 05 febbraio 2024, 12:59

Redazione ANSA

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fonte: Istock - RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il 25 gennaio il Consiglio dei Ministri ha presentato il decreto legislativo per dare attuazione alla legge 33/2023, ovvero la riforma dell'assistenza agli anziani non autosufficienti. Per la Federazione Alzheimer Italia però "ancora una volta siamo di fronte a tante belle parole ma a ben poca sostanza". Insieme alle altre 60 organizzazioni del Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza la Federazione ha inviato alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni "una lettera per chiedere di rivedere il decreto e arrivare all'approvazione definitiva del provvedimento con una riforma diversa".

    "Abbiamo seguito fin dal principio l'iter di quella che avrebbe potuto rappresentare una svolta storica per oltre 10 milioni di persone, ovvero i 3 milioni e 800mila anziani non autosufficienti che vivono nel nostro Paese, i loro familiari e i caregiver- sottolinea Katia Pinto, presidente di Federazione Alzheimer Italia-. Nella sostanza, però, il decreto tradisce il vero spirito della legge. Cancella alcuni punti fondamentali - come l'introduzione di un modello di servizio domiciliare specifico per la condizione di non autosufficienza - e ne rimanda altri, quali la riforma dei servizi residenziali.

    Introduce un Sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente, che però riguarda solo i servizi e interventi sociali: una misura che viene quindi svuotata di senso rispetto a quella presente nella legge delega, che prevedeva una programmazione integrata anche con quelli sanitari e monetari".

    "Con la sperimentazione della prestazione universale - aggiunge Pinto - viene sì introdotto per il prossimo biennio un nuovo aiuto economico, ma questo riguarderà solo over 80 con elevato bisogno assistenziale e ridotte disponibilità economiche: meno di 30.000 persone nel 2025 e neanche 20.000 nel 2026. Tutto questo senza intervenire concretamente sull'indennità di accompagnamento, che necessiterebbe di una profonda revisione per diventare realmente utile. Fortunatamente viene mantenuta l'introduzione di una valutazione nazionale unica che permetterà alle persone di rivolgersi a un solo punto all'interno delle Casa della Comunità per accedere a tutti i servizi, dall'accompagnamento alla legge 104 all'invalidità civile".  
   

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