/ricerca/ansait/search.shtml?tag=
Mostra meno

Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.

Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy.

Puoi leggere tutti i titoli di ANSA.it
e 10 contenuti ogni 30 giorni
a €16,99/anno

  • Servizio equivalente a quello accessibile prestando il consenso ai cookie di profilazione pubblicitaria e tracciamento
  • Durata annuale (senza rinnovo automatico)
  • Un pop-up ti avvertirà che hai raggiunto i contenuti consentiti in 30 giorni (potrai continuare a vedere tutti i titoli del sito, ma per aprire altri contenuti dovrai attendere il successivo periodo di 30 giorni)
  • Pubblicità presente ma non profilata o gestibile mediante il pannello delle preferenze
  • Iscrizione alle Newsletter tematiche curate dalle redazioni ANSA.


Per accedere senza limiti a tutti i contenuti di ANSA.it

Scegli il piano di abbonamento più adatto alle tue esigenze.

Stelle 10.000 volte più massicce del Sole all'alba dell'universo

Stelle 10.000 volte più massicce del Sole all'alba dell'universo

I primi indizi della loro esistenza trovati dal telescopio Webb

25 maggio 2023, 10:00

Redazione ANSA

ANSACheck

Un ammasso globulare ripreso da Hubble (fonte: ESA/Hubble& NASA) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Un ammasso globulare ripreso da Hubble (fonte: ESA/Hubble& NASA) - RIPRODUZIONE RISERVATA
Un ammasso globulare ripreso da Hubble (fonte: ESA/Hubble& NASA) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Il telescopio James Webb ha trovato i primi indizi che potrebbero provare l'esistenza di mostruose stelle fino a 10.000 volte più massicce del Sole all'alba dell'Universo, appena 440 milioni di anni dopo il Big Bang: ci è riuscito puntando la sua vista a infrarossi su una delle galassie più distanti mai osservate, denominata GN-z11 e posta a 13,3 miliardi di anni luce. Lo studio è pubblicato su Astronomy and Astrophysics da un team delle università di Ginevra e Barcellona e dell'Istituto di astrofisica di Parigi.

Già nel 2018 i ricercatori avevano teorizzato l'esistenza di stelle supermassicce per spiegare alcune anomalie osservate negli ammassi globulari, tra i più grandi e antichi agglomerati di stelle dell'Universo che possono contenere fino a un milione di astri. Il modello teorico sosteneva che questi mostri stellari potessero emettere un vento in grado di contaminare la nube di gas che avrebbe poi dato origine all'ammasso, arricchendola di elementi chimici distribuiti in modo eterogeneo. "Oggi, grazie ai dati raccolti dal telescopio James Webb, crediamo di aver trovato un primo indizio della presenza di queste stelle straordinarie", spiega Corinne Charbonnel, astronoma dell'Università di Ginevra e prima autrice dello studio.

Analizzando la luce emessa dalla galassia GN-z11, il telescopio Webb ha scoperto "proporzioni molto elevate di azoto e un'altissima densità di stelle", afferma Daniel Schaerer, astronomo dell'Università di Ginevra e co-autore dello studio. Ciò suggerisce che diversi ammassi globulari si stanno formando in questa galassia e che ospitano ancora una stella supermassiccia attiva. "La forte presenza di azoto può essere spiegata solo con la combustione dell'idrogeno a temperature estremamente elevate, che solo il nucleo delle stelle supermassicce può raggiungere", aggiunge Charbonnel.

Questi nuovi risultati rafforzano il modello proposto dagli astronomi, l'unico attualmente in grado di spiegare le anomalie degli ammassi globulari. Il prossimo passo sarà testarne la validità su altri ammassi globulari che si formano in galassie lontane, usando i dati di James Webb.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Da non perdere

Condividi

O utilizza