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Biennale, migliaia di artisti chiedono esclusione Israele

Biennale, migliaia di artisti chiedono esclusione Israele

Lettera con 8mila firme, 'No a Padiglione Genocidio'

VENEZIA, 27 febbraio 2024, 19:57

di Gianluca Anoè

ANSACheck

- RIPRODUZIONE RISERVATA

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Levata di scudi del mondo della cultura contro la partecipazione di Israele alla Biennale di Venezia. È un attacco, neppure troppo velato, alla fondazione lagunare quello lanciato dal neonato collettivo "Art Not Genocide Alliance" (Anga): l'accusa è non aver preso posizione contro lo Stato mediorientale - impegnato nell'attacco a Gaza - confermandone la partecipazione, con un padiglione nazionale, alla prossima Esposizione internazionale d'Arte, in programma dal 20 aprile al 24 novembre. Immediata e sdegnata la reazione del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, che giudica "inaccettabile, oltre che vergognoso, il diktat di chi ritiene di essere il depositario della verità, e con arroganza e odio pensa di minacciare la libertà di pensiero e di espressione creativa in una nazione democratica e libera come l'Italia. Israele - aggiunge - non solo ha il diritto di esprimere la sua arte ma ha il dovere di dare testimonianza al suo popolo proprio in un momento come questo in cui è stato duramente colpito a freddo da terroristi senza pietà". Per parte propria, la Biennale decide di non commentare, limitandosi a sottolineare le differenze con le precedenti prese di posizione: il boicottaggio al Sudafrica fu internazionale, mentre la Russia non fu formalmente esclusa, ma decise autonomamente di ritirarsi dalla Mostra. "No al Padiglione del Genocidio" è il motto del gruppo, formato da artisti, curatori, scrittori e operatori culturali di tutto il mondo, i quali hanno scritto una lunga lettera-petizione alla fondazione, già sottoscritta da più di 8.000 persone. La richiesta formale è di escludere "uno Stato impegnato in continui massacri contro il popolo palestinese". I promotori puntano il dito, in particolare, su "un doppio standard" adottato dalla fondazione, in virtù di precedenti prese di posizione sul Sudafrica, "scoraggiato dall'esporre" tra il 1950 e il 1968, a causa della condanna globale al regime dell'apartheid, e poi riammesso nel 1993. Più recentemente, spiegano i promotori, "con l'inizio della guerra della Russia contro l'Ucraina, la Biennale e la curatrice rilasciarono numerose dichiarazioni a sostegno del diritto del popolo ucraino all'autodeterminazione", condannando "l'inaccettabile aggressione militare da parte della Russia" ed evitando "qualsiasi forma di collaborazione con coloro che hanno compiuto o sostenuto un attacco così grave". Mentre prende vita ai Giardini della Biennale il "Padiglione della Fertilità" di Israele, incentrato sul concetto di maternità, "il bilancio delle vittime del genocidio aumenta ogni giorno - attaccano i firmatari -. Israele ha ucciso più di 12.000 bambini, distrutto strutture mediche e reso impossibile l'accesso alle cure riproduttive. Le donne palestinesi subiscono cesarei senza anestesia e sono costrette a partorire per strada". La lettera si chiude con un'accusa: "Qualsiasi rappresentanza ufficiale di Israele sulla scena culturale internazionale è una legittimazione delle sue politiche e del genocidio a Gaza. La Biennale sta promuovendo uno Stato di apartheid genocida". A Sangiuliano replica il Movimento Cinque Stelle con Gaetano Amato, che contrappone alla difesa della Biennale "altri casi, ad esempio quando ad essere limitata è stata la libertà di espressione di un cantante come Ghali. In questo modo Sangiuliano dimostra di esprimere slanci di libertà a senso unico", conclude.

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