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ANSAcom - In collaborazione con Telethon
Vedere il logo Telethon associato a Strimvelis è emozionante: è un po’ come se la terapia genica tronasse a casa”. Alessandro Aiuti, vicedirettore dell’Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (SR-TIGET) introduce così la scelta di Telethon di farsi carico della produzione e lo sviluppo della terapia genica per l’immunodeficienza ADA-SCID (Strimvelis).
Aiuti è stato tra i ricercatori che hanno lavorato allo sviluppo di questa terapia. “Si basa sulla correzione del difetto genetico nelle cellule staminali ematopoietiche, cioè le cellule madri che generano tutte le cellule del sangue compresi i globuli bianchi. Serve per curare questa gravissima malattia genetica in cui i bambini nascono senza difese immunitarie e non sono in grado di difendersi dalle infezioni. In tal modo, anche un banale raffreddore può essere fatale. Grazie alla terapia genica il sistema immunitario può essere rigenerato”, spiega.
A oggi sono stati trattati con questo farmaco di terapia genica genica 45 bambini e stanno tutti bene. “La prima persona a ricevere questa terapia genica è stata una bambina palestinese segnalata da un medico israeliano con un intervento pionieristico svolto a Gerusalemme”, ricorda Francesca Pasinelli, direttore generale di Fondazione Telethon.
Dopo le prime fasi di ricerca all’SR-TIGET, la terapia era stata portata sul mercato da Gsk, che ha seguito la complessa fase registrativa. Strimvelis è poi passata a Orchard Therapeutics, che lo scorso anno ha però annunciato di voler disinvestire nel campo delle immunodeficienze primitive. “Avrebbe significato perdere questo trattamento”, aggiunge Pasinelli. “È una cosa che non avremmo potuto permettere: saremmo venuti meno al mandato per cui siamo nati. Dopo un’attenta valutazione e una fase preparatoria lo scorso 15 marzo ritenevamo di avere tutte le carte in regole per fare la domanda all’Ema per trasferimento dell’autorizzazione alla commercializzazione”: Dal luglio Telethon è a tutti gli effetti titolare della terapia.
“È un successo, ma anche un messaggio per le famiglie: ora sanno che non sono abbandonate, perché Telethon ha trovato un modo per proseguire l’accesso a queste cure”, conclude Aiuti.
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