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Messaggio di pace nell'ultimo Yehoshua

Messaggio di pace nell'ultimo Yehoshua

Avvincente dialogo tra un rabbino e una donna vittima di regole

ROMA, 03 agosto 2023

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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(di Paolo Petroni) ABRAHAM B. YEHOSHUA, IL TERZO TEMPIO (EINAUDI, PP. 88 - 14,00 EURO - TRADUZIONE DI SARAH PARENZO).
    Yehoshua è scomparso poco più di un anno fa, il 14 giugno 2022, mentre era appena arrivato nelle librerie israeliane questo suo ultimo lavoro, praticamente un testo teatrale, ma che l'autore definisce una "novella in forma di dialogo", e già in questa scelta è insita l'idea di conciliazione e di uscire dalle posizioni integraliste che minacciano il futuro del suo Paese.
    Così è stato facile per alcuni definire queste pagine il testamento dello scrittore che però tale dialogo ha proposto da sempre, seguendo quel fondamento di stato laico che ha permesso a Israele di guardare sempre avanti, lottando con le forze della reazione e dell'integralismo irrazionale che pure in questi anni pare abbiano trovato il sostegno di una maggioranza arrogante, che sembra voler spaccare l'unità del Paese e mettere a rischio il suo futuro.
    Qui, la voce della ragione è affidata a una donna combattiva, Esther Azoulay, cui le rigide regole religiose tradizionali hanno rovinato la vita e l'amore, grazie all'inganno del rabbino Eliahu Modiano, colto e dal fascino intellettuale, che le ha sfruttate a vantaggio della propria possessività e probabilmente gelosia, dopo che lei, sin da ragazzina, gli era stata affidata dal padre. È lei, che portando la propria denuncia davanti al Tribunale rabbinico di Tel Aviv, nella persona del rabbino Nissim Shoshani, a un certo punto arriva a parlare del Terzo Tempio, quello che gli ebrei, secondo un mito messianico, pregano venga ricostriuto al più presto nello stesso luogo in cui sorgeva il secondo, quello distrutto dai romani e di cui resta solo il cosiddetto Muro del pianto, sotto la spianata delle Moschee sacra all'Islam e adiacente alla sacra chiesa cristiana. Per questo Esther dice: "Tutti sappiamo che non si può costruire senza incendiare il mondo con una terribile guerra con le due grandi religioni nate dalla nostra che hanno costruito una chiesa e una moschea sulle rovine del nostro Tempio". E attraverso di lei Yehoshua propone allora che il Terzo tempio venga costruito senza distruggere chiesa e moschea, anzi "che cerchi di abbracciarle" situandolo "modesto, umile, fuori delle mura, tra la tomba di Assalonne e la valle della Geenna, senza minacciare alcun altro luogo sacro... e gli inni e i canti faranno sì che i nostri morti risorgano a nuova vita.
    Perché i nostri morti sono fin troppi".
    Una visione pratica e una religiosa ideologica e politica nella calda realtà odierna israeliana che mostrano come queste pagine siano in realtà una sorta di conte philosopique. Se si segue infatti la lettura che ne fa chi ha vere conoscenze della cultura e della tradizione ebraica e della Torah, della teoria e della prassi, si scoprono mile allusioni sacre e letterarie. Il centro del racconto è comunque il fatto che Modiano, che aveva maturato per lei una forte attrazione trattenuta, l'avesse convinta a convertirsi all'ebraismo facendo così che, da agunà, ovvero donna convertita non potesse più sposare certe categorie di persone, tra cui uno di famiglia di sacerdoti, quale era il suo promesso sposo David Mashiah, che altrimenti avrebbe perduto tutte le sue prerogative, compreso il diritto a pregare e svolgere riti appunto nel Terzo tempio.
    Il discorso è complesso, ma Yehoshua senza dimenticare risvolti umani lo riporta anche nel quotidiano, sa costruire una storia, vi aggiunge sale raccontando di rivalità e ambizioni dei vari rabbini coinvolti, che da una condanna di Modiano avrebbero dei vantaggi, e è sempre attento ai particolari così che la lettura sia intrigante anche senza cogliere tutto quel che vi è dietro, se persino il fatto che il rabbino Shoshani vada alla fine, su invito della moglie, a comprare normalmente frutta e verdura pare rimandi a una famosa poesia di Yehuda Amichai in cui, con simili acquisti si allude al passaggio dal tempo messianico al tempo della normalità. Un tempo della normalità che lo scrittore ha sempre sperato si potesse creare anche nella Israele di oggi.
   

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