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Robert Oppenheimer, trionfo e caduta di un genio

Robert Oppenheimer, trionfo e caduta di un genio

Bird e Sherwin per una biografia da Pulitzer

ROMA, 23 agosto 2023

STF

ANSACheck

- RIPRODUZIONE RISERVATA

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KAI BIRD E MARTIN J. SHERWIN, 'OPPENHEIMER. TRIONFO E CADUTA DELL'INVENTORE DELLA BOMBA ATOMICA' (GARZANTI, PAG. 770, EURO 20,00) - Un metro e novanta di altezza per 58 chili, occhi chiari quasi trasparenti, cinque o sei pacchetti di sigarette al giorno, cappello a calotta piatta, eloquio fluente, grande carisma: è Robert Oppenheimer.
    Impossibile non essere trascinati nella sua vita come la descrivono Kai Bird e Martin J. Sherwin, in una monumentale biografia premiata (giustamente) con il Pulitzer. Che ora è anche un film in sala diretto da Christopher Nolan con Cillian Murphy, che si annuncia campione d'incassi.
    Quasi 800 pagine, insieme straordinariamente avvincenti e dettagliate nella ricostruzione molto approfondita di tutti i punti i vista di una delle vicende più complesse della storia umana, in cui scienza e politica si sono intrecciate creando il primo strumento di guerra e di pace, di distruzione e di salvezza insieme per uscire dal più cruento degli scontri, la seconda Guerra mondiale.
    Ma Oppenheimer - per tutti Oppie - è stato molto di più dell'inventore della bomba atomica, se questo già non bastasse per passare alla storia, è stato un fisico geniale che tra l'altro ha portato a conquistare in molti quel premio Nobel e con Hartland Snyder ha anche aperto la strada alla scoperta dei buchi neri. Lui non lo ha mai preso, proprio perchè capace di condividere sempre il suo genio e di cementare quelle fondamenta di scambio collettivo che sono state il successo centrale di Los Alamos.
    Un uomo a dir poco originale, figlio di un sarto ebreo diventato ricchissimo dopo essere emigrato negli Stati Uniti ed aver lanciato la produzione di abiti industriale. Ricco di nascita dunque Robert non avrà mai preoccupazioni economiche ed educato alla Ethic school di New York crescerà cercando di conciliare la sua strabordante personalità a profonde convinzioni sociali, che lo porteranno ad una vicinanza con gli ambienti del comunismo - anche a causa del suo amore per Jean Tatlock, che morirà suicida - che ad un certo punto gli sarà fatale. Di cultura enciclopedica, ama la poesia, impara le lingue - dall'olandese al sanscrito ne sapeva ben sei - recita continuamente testi sacri indù, in particolare il suo amato Bhagavadgita, passa le estati in un luogo amatissimo, poco distante - guarda caso - da dove sorgerà poi Los Alamos, nel New Mexico, all'ombra delle montagne del Sangre de Cristo, cavalcando per centinaia di chilometri senza sosta. Nato nel 1904 a New York, tenne la sua prima conferenza al Mineralogical Club ad appena 12 anni, si laurerà in appena tre anni in fisica ad Harvard, poi studierà a Gottinga in Germania conseguendo un dottorato nel 1927. Sono gli anni del fermento e della rivoluzione per la fisica, che poi le teorie di Einstein sta entrando nel mondo dei quanti. E soprattutto, nonostante le mille perplessità dell'Fbi, sarà scelto dal generale Groves per dirigere la mostruosa macchina che porterà alla scoperta della bomba atomica. Più che un progetto una città in cui vivevano 4000 civili e 2000 militari, in 300 edifici, 52 dormitori e circa 200 roulotte. Qui con la sua capacità di coinvolgimento aveva portato convincendoli uno per uno le più grandi menti scientifiche dell'epoca capaci di contribuire al progetto: da Enrico Fermi a un genio irregolare come Richard Feynman, passando per Ernest Lawrence, Glenn Seaborg, Edwin McMillan, Emilio Segrè, Owen Chamberlain, Eugene Wigner, Schwinger, Hans Bethe, Luis Álvarez, James Rainwater, John van Vleck, Val Fitsch, William Fowler e Norman Ramsey, solo per citare quelli che hanno vinto il Nobel.
    Ma non è una storia di successo quella di Oppenheimer, è il dramma di un uomo complesso che ha fatto i conti con la storia e con il potere e soprattutto con la sua anima mentre nella testa continuava a ronzargli la frase di chi quel progetto lo aveva rifiutato, come Isidor Isaac Rabi: ''il risultato di tre secoli di fisica'' era ora un'arma di distruzione di massa. Il 6 agosto 1945 la prima bomba atomica esplose su Hiroshima, il 9 distrusse Nagasaki.
   

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