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Luca Ricci antiromantico per San Valentino

Luca Ricci antiromantico per San Valentino

Amore e lieto fine o un dannato inizio? Racconti in Gotico rosa

ROMA, 14 febbraio 2024

di Paolo Petroni

ANSACheck

- RIPRODUZIONE RISERVATA

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LUCA RICCI, 'GOTICO ROSA' (LA NAVE DI TESEO, pp. 252 - 20,00 euro)

Si tratta di mettersi d'accordo se l'amore sia sempre il lieto fine o, come appare da questi racconti rosanero e postromantici di Luca Ricci, un dannato inizio, dopo il quale i sentimenti e il rapporto di coppia rischiano sempre di prendere una svolta imprevista.
    Così, se il giorno di San Valentino è il momento sdolcinato delle frasi dei biglietti nei Baci di cioccolato, delle poesie delicate, del sentimentalismo più che del sentimento, in una idealizzazione del tema più antico e coinvolgente, Ricci è come ci riportasse coi piedi per terra, smitizzando e ricordandoci quanto di gotico può esserci sempre in una storia d'amore, più o meno realisticamente, senza arrivare alle fantasie di Twilight.
    Il fatto è che l'amore inizia con un momento di perdita d'identità, di fusione con l'altro, di due in uno, ma poi col proseguire della storia e del tempo ecco che ognuno tornerà se stesso e scoprirà di dover fare i conti con l'identità, la personalità dell'altro. E in queste pagine, in queste storie è un po' quel che accade con conseguenze più o meno paradossali, tra il noir e il tragicomico, l'inquietante e il sarcastico, che servono, come lettori, a divertirci e farci riflettere, prima di ritrovarci in caduta libera nell'abisso, parola che lo scrittore usa più di una volta.
    Un abisso che può essere ad esempio la ripetitività: "Pioveva anche la prima volta che ci siamo visti, costituisce un precedente che fa letteratura", la costruzione di una storia di analogie e ricorrenze, che diviene col tempo mancanza di fantasia e di vita dopo la novità inziale con, a far ironicamente da metafora di questo amore che via via si consuma e avvia alla noia e alla fine, appunto la pioggia, che all'ultimo incontro diventa non a caso una serie di temporali. È che cade quella lente per cui "l'amore non fa mai vedere ciò che è, bensì ciò che ci piacerebbe fosse", e allora non c'è più lettura condivisa de 'Gli amori difficili' di Calvino, non c'è più perdita di sé e illusione.
    Cosa appare più romantico del fondere le fedi dei nonni per far rifare quelle per il proprio matrimonio? Eppure è da questa idilliaca partenza che prende il via una serie leggera e lenta, insinuante di turbamenti, ossessioni, capovolgimenti, poi un'indagine sorprendente su che persone fossero realmente quei nonni, provocazioni nella coppia con l'amore che diventa "affetto tenerezza compassione e ci si sente buoni", sentimenti "fuorvianti rispetto alla complessità di quel che siamo davvero, alla dose piccola o grande di aggressività e anche di cattiveria che ciascuno porta con sé", e che alla fine esplode tragicamente, col racconto che ci lascia senza dirci se è solo un momento o l'inizio di qualcosa di davvero totalmente distruttivo.
    C'è poi un uomo che girovaga per Venezia dopo essersi lasciato con la sua donna e incrocia in giro coppie amorose in crisi, riflettendo sui rapporti, incontrando una prostituta intellettuale che, ex allieva del Dams, gira con al collo la sciarpa rossa che fu di Umberto Eco, e trovandosi affascinato fatalmente da una ragazza che, nella città del carnevale, si traveste da sirena, avendo dei giorni in cui "ci si basta completamente" per arrivare a capire che "le storie perfette durano poco. Più sono brevi e più sono perfette", e ripartire per la terra ferma persa ogni illusione.
    E gli esempi del disvelamento di quanto di perturbante c'è nei rapporti amorosi, di imprevedibile, seguendo quel passaggio del dare l'amore per implicito, poi chiedersi "Mi ami?" e infine quel "se mi ami davvero" che apre un percorso in discesa, sono vari negli altri racconti, più fantastici e più realistici, più tragici e più ironici, senza psicologismi e sorretti da una scrittura abile, misurata, in cui tutto arriva naturalmente, tra metafore e asserzioni diverse, non evitando, anche ironicamente, una serie di citazioni e allusioni letterarie, andando dall'incontro tra un dottore e una baby squillo proprio nel giorno di San Valentino, a una città dove imperversa una peste, una pandemia, in cui la disperazione porta a incontri che non hanno un domani.
   

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