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Violenza alle donne, i segni sul Dna più estesi di quanto stimato

Violenza alle donne, i segni sul Dna più estesi di quanto stimato

Nuovo studio Iss, il genoma apre la strada alla prevenzione personalizzata

ROMA, 24 novembre 2023, 16:12

Redazione ANSA

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Nel Dna i segni della violenza subita - RIPRODUZIONE RISERVATA

Nel Dna i segni della violenza subita - RIPRODUZIONE RISERVATA
Nel Dna i segni della violenza subita - RIPRODUZIONE RISERVATA

Le modifiche al Dna causate dalla violenza sulle donne potrebbero essere ancora più estese di quanto emerso finora dagli studi scientifici: scoprire per quanto tempo perdurano queste 'cicatrici' potrebbe essere la chiave per limitare al massimo l'insorgenza di patologie collegate al trauma subito. A questo scopo è iniziata la fase multicentrica del progetto EpiWe (Epigenetics for Women), che è stata presentata oggi durante il "Convegno del progetto multicentrico EpiWE, epigenetica della violenza sulle donne: verso una prevenzione di precisione" che si è tenuto all'Istituto Superiore di Sanità.
    Lo studio pilota EpiWE condotto in collaborazione con l'Università di Milano, ha già messo in evidenza che la violenza provoca le cosiddette modifiche epigenetiche (ovvero induce l'attacco o il distacco di "tag" sui geni che ne influenzano l'attività). Adesso si amplia il campione di donne e si studia l'intero epigenoma delle pazienti, anche attraverso una biobanca dedicata. Al momento del prelievo, e nei richiami del follow-up, i campioni biologici saranno corredati con una serie di dati sul benessere psicofisico della donna, con particolare riguardo alle patologie stress correlate. "Studiare l'intero epigenoma potrebbe dare indicazioni sugli effetti a lungo termine della violenza - spiegano Simona Gaudi e Loredana Falzano - consentendo la messa in atto di strategie innovative e di prevenzione. Le potenzialità dello studio epigenetico multicentrico, realizzabile grazie anche alla costituzione della biobanca, potrà perfezionare la gestione di ogni singolo caso con una valutazione più ampia e obiettiva delle cicatrici lasciate dall'evento violento.
    Nel 2019 è stata istituita la "Banca dati sulla violenza di genere" che prevede la collaborazione tra Istat e Ministero della Salute al fine di monitorare il fenomeno e offrire gli strumenti adeguati per un'analisi puntuale di esso. L'obiettivo ultimo sarà seguire la stessa donna all'interno di diverse basi-dati per consentire l'identificazione di profili di salute riconducibili all'evento traumatico e di violenza. 
   

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