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AI: la politica eviti che intelligenza naturale sia sopraffatta

AI: la politica eviti che intelligenza naturale sia sopraffatta

In Ue, più sensibile di Usa e Cina, in dirittura il AI Act

TRIESTE, 24 novembre 2023, 16:08

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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Secondo uno studio del Parlamento europeo il 14 per cento dei posti di lavoro nei paesi Ocse sono automatizzabili e un altro 32 per cento dovrebbe affrontare cambiamenti sostanziali. Un ruolo rivoluzionario in questo processo di automazione lo riveste l'Intelligenza Artificiale.
    Lo studio è stato citato dall'avv. Michele Grisafi, organizzatore del convegno "Intelligenza Artificiale. La nuova opportunità di business tra privacy, responsabilità copyright e etica", oggi in Cciaa, che ha sviluppato il tema da vari punti di vista con esperti di diversi settori.
    Una rivoluzione e un cambiamento da regolamentare, compito che, secondo il teologo Ettore Malnati va ascritto alla politica, che "deve legiferare in materia perché l'intelligenza artificiale non prenda il sopravvento su quella naturale". E' il tempo della "etica mista", in cui "l'intelligenza naturale e quella artificiale concorrono al vero, ma la seconda non deve sostituire l'altra. A questo deve pensare la politica". Compito che l'Unione europea - all'avanguardia in questo ambito rispetto a Usa e Cina - si è assunto. "E' nella fase dei Triloghi (tipo di incontro adoperato nella procedura legislativa dell'Ue, ndr) il Regolamento AI Act, speriamo venga approvato entro il 2024.
    L'AI Act rispetta i valori Ue e i diritti fondamentali come trasparenza dei sistemi e certezza dei diritti.
    Dal punto di vista imprenditoriale, Manlio Romanelli, vicepresidente Assintel, segnala i ritardi in Italia: "La voce più alta tra i fattori ostativi alla digitalizzazione è Risorse economiche/Finanziamento limitate (31,1%).
    Lo tsunami dell'applicazione dell'IA arriverà presto: per Daniele Panfilo, Ceo di Aindo, una delle realtà più sviluppate in Italia nell'applicazione di dati sintetici, sostiene che "i 500 miliardi di dollari che oggi fattura l'IA, nel 2030 diventeranno un trilione e mezzo". In questo ambito, uno dei settori più a rischio è l' informazione: il giornalista Andrea Bulgarelli, della giunta esecutiva della Figec, auspica che "siano riconoscibili articoli, servizi giornalistici prodotti dall'IA". Al contrario, uno, "forse l'unico" dei settori in cui l'IA non ha controindicazioni, è quello dello sviluppo di farmaci e medical devices, come ha evidenziato Luca Emili, Ceo di Insilicotrials, per il quale, ad esempio, si possono sperimentare farmaci in tempi estremamente più brevi.
   

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