Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.

Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy.

Puoi leggere tutti i titoli di ANSA.it
e 10 contenuti ogni 30 giorni
a €16,99/anno

  • Servizio equivalente a quello accessibile prestando il consenso ai cookie di profilazione pubblicitaria e tracciamento
  • Durata annuale (senza rinnovo automatico)
  • Un pop-up ti avvertirà che hai raggiunto i contenuti consentiti in 30 giorni (potrai continuare a vedere tutti i titoli del sito, ma per aprire altri contenuti dovrai attendere il successivo periodo di 30 giorni)
  • Pubblicità presente ma non profilata o gestibile mediante il pannello delle preferenze
  • Iscrizione alle Newsletter tematiche curate dalle redazioni ANSA.


Per accedere senza limiti a tutti i contenuti di ANSA.it

Scegli il piano di abbonamento più adatto alle tue esigenze.

La guerra ibrida di Hamas e dei suoi alleati 

La guerra ibrida di Hamas e dei suoi alleati 

L'esperto: 'Contro Israele tattiche asimmetriche e indirette' 

13 novembre 2023, 13:56

di Titti Santamato

ANSACheck

Conflitto in Medio Oriente - RIPRODUZIONE RISERVATA

Conflitto in Medio Oriente - RIPRODUZIONE RISERVATA
Conflitto in Medio Oriente - RIPRODUZIONE RISERVATA

Dopo l'attacco terroristico del 7 ottobre a Israele, Hamas non ha utilizzato tecniche di guerra ibrida inedite, ma ha optato per mezzi e metodi indiretti, attacchi cyber operati da Stati alleati come l'Iran e un uso massiccio di Telegram come cassa di risonanza. A poco più di un mese dall'inizio del conflitto, è questo lo scenario delineato da Stefano Mele, partner dello studio legale Gianni & Origoni, responsabile esperto di Cybersecurity e Space law. Quelle contro Israele sono "tattiche asimmetriche, multidimensionali e indirette", sottolinea l'esperto che traccia un quadro in una intervista all'ANSA.

Quale ruolo sta giocando la guerra ibrida nel conflitto Israele-Striscia di Gaza?

L’offensiva di Hamas contro Israele dimostra con chiarezza, ancora una volta, quanto la cosiddetta guerra ibrida possa avere un elevato impatto su un avversario, mettendo in evidenza quanto efficace sia una strategia militare flessibile e capace di unire, ad esempio, la guerra convenzionale, la guerra irregolare e la guerra condotta attraverso azioni di attacco e di sabotaggio nel dominio cyber - osserva Mele -. Hamas, peraltro, non ha utilizzato tecniche, tattiche o dottrine di guerra ibrida impensabili o inedite. Al contrario, si è limitata a combinare – in un modo, purtroppo, particolarmente efficace – le tattiche ibride esistenti, al fine di ottenere il proprio vantaggio strategico. Infatti, non possedendo nei loro arsenali carri armati o aerei da combattimento, si sono limitati ad evitare un attacco diretto alle forze di sicurezza e di difesa israeliane, optando invece per mezzi e metodi indiretti. Gli effetti di queste tattiche asimmetriche, multidimensionali e indirette per raggiungere l’effetto desiderato sono oggi sotto gli occhi di tutti. È fondamentale, quindi, che le strategie militari siano urgentemente riviste per comprendere, gestire e contrastare le minacce ibride e irregolari, che, come stiamo osservando, sono sempre più utilizzate e in rapida evoluzione.

Quali sono le azioni più significative condotte fino ad ora nel dominio cibernetico e cosa si può prevedere per il futuro?

Lo sfruttamento del dominio cibernetico da parte di Hamas durante questo primo mese di conflitto non ha raggiunto – e forse non raggiungerà mai – un livello di sofisticazione pari a quello che possiamo osservare, ad esempio, nel conflitto tra Russia e Ucraina. Le ragioni sono molteplici - sottolinea l'esperto - prima fra tutte, la grande preparazione di Israele in questo settore e contestualmente le scarse capacità di Hamas. Tuttavia, possiamo notare alcune operazioni cyber di rilievo da parte di alcuni attori statali, come, ad esempio, l’Iran e un gran numero di attacchi informatici di medio-basso livello da parte di attori terzi appartenenti alla galassia hacktivista filo-palestinese, filo-iraniana e filo-libanese. Non sono da sottostimare, però, anche alcuni recenti attacchi cibernetici contro le infrastrutture critiche israeliane, che, seppur rivendicati da gruppi di hacktivisti, per capacità operative ed effetti raggiunti potrebbero far sospettare di essere state sponsorizzate da uno o più Stati. In ogni caso, appare evidente come, almeno finora, il governo iraniano abbia sfruttato il dominio cibernetico in maniera molto più opportunistica che strategica, tendendo, peraltro, ad ingigantire notevolmente il reale successo e gli effetti dei propri attacchi informatici contro Israele, grazie all’impiego ben integrato di operazioni informative essenzialmente basate su attività di propaganda e di disinformazione online.

Che ruolo gioca la disinformazione in questa guerra ibrida e con quali mezzi è portata avanti?

Le attività di propaganda e di disinformazione giocano ormai un ruolo sempre più centrale all’interno dei conflitti - spiega Stefano Mele - Quello attuale tra Hamas e Israele, ovviamente, non fa eccezione. Del resto, sin dal 2006, Hamas ha puntato fortemente sui media tradizionali – e in particolar modo su Al-Aqsa TV – per diffondere il proprio messaggio filo-islamista e per propagandare regolarmente le azioni della propria ala militare, le Brigate Izz-al-Din al-Qassam. Inoltre, da quando l’inestimabile utilità dei social media per le operazioni di propaganda e di disinformazione si è manifestata chiaramente a seguito delle rivolte della Primavera araba del 2011, Hamas e i suoi media affiliati hanno preso piede anche su tutte le principali piattaforme online. Tuttavia, dal 2017 in poi, l’organizzazione terroristica ha visto ridurre sensibilmente la propria capacità di operare sui principali social media (soprattutto su Facebook, Twitter e Instagram), grazie alla persistente azione di denuncia da parte di Israele tesa alla rimozione degli account di Hamas – e dei post pro-palestinesi in generale – per incitamento al terrorismo e alla violenza. Tale operazione di contrasto ha spinto Hamas a cercare nuovi canali per propagandare il proprio messaggio e Telegram, oggi, rappresenta senz’altro la prima cassa di risonanza di questa organizzazione terroristica. Secondo le ultime analisi, infatti, i canali Telegram ufficiali di Hamas e della Brigata al-Qassam hanno avuto un considerevole incremento di iscritti dall’inizio dell’attacco contro Israele: da circa 41.000 iscritti (06 ottobre) a circa 120.000 iscritti (11 ottobre) per il canale ufficiale di Hamas, mentre da circa 200.000 iscritti (06 ottobre) a circa 580.000 iscritti (11 ottobre) per quello ufficiale della Brigata al-Qassam. Stesso risultato può essere registrato per il canale Telegram del portavoce della Brigata, Abu Obaida, che conta circa 400.000 iscritti. Questi numeri indubbiamente spaventosi, però, hanno indotto il CEO di Telegram Pavel Durov a decidere, agli inizi di novembre, di restringere l’accesso a questi canali a tutti quegli utenti in possesso di una versione dell’applicazione scaricata da Google Play o dall’Apple Store. Tutto questo fa ben comprendere il ruolo cardinale per Hamas delle attività di disinformazione e propaganda. Tutto ciò al fine di sostenere le proprie narrative, ingigantire la percezione delle proprie capacità, demonizzare l’avversario e ledere la reputazione di Israele come di una nazione “invulnerabile”, conclude l'esperto.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Da non perdere

Condividi

O utilizza