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Johannesburg, l'arte povera al Wits Art Museum

Johannesburg, l'arte povera al Wits Art Museum

In mostra 13 artisti che hanno esposto tra il 1967 e il 1971

JOHANNESBURG, 05 novembre 2023, 17:09

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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Fino al 9 dicembre il Wits Art Museum di Johannesburg ospita la mostra 'Arte Povera 1967-1971', curata da Ilaria Bernardi e promossa dal Consolato Generale d'Italia nella capitale sudafricana. Si tratta della prima mostra in Africa d'arte povera e la prima dopo la scomparsa, nel 2020, di Germano Celant, che nel 1967 la definì come "arte che consiste nel togliere, nell'eliminare, nel ridurre ai minimi termini, nell'impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi". Da allora, Arte povera.
    La mostra di Johannesburg, grazie alla collaborazione con gli artisti e i loro archivi, i collezionisti e i musei che hanno prestato opere di loro proprietà, accoglie i lavori di 13 artisti considerati gli esponenti più importanti dell'Arte povera: Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Gilberto Zorio. La curatrice Ilaria Bernardi ha adottato un concept analitico e filologico che restituisce vivacità e dialogo tra gli artisti: al Wits Art Museum sono esposte opere emblematiche della ricerca di ogni artista, datate tra il 1967 - anno in cui Celant conia il termine Arte povera - e il 1971 - anno in cui egli postula che l'etichetta deve dissolversi affinché ogni artista possa assumere la propria singolarità.
    Accompagna l'esposizione un'area dedicata a una cronologia delle mostre collettive tenutesi in quegli anni da considerarsi cardine per la storia dell'Arte povera, corredata da teche con i relativi cataloghi. Conclude il percorso espositivo il video-documentario 'Arte povera', a cura di Beatrice Merz e Sergio Ariotti, con materiale d'archivio, filmati di mostre personali recenti e spezzoni di interviste con Germano Celant.
    La mostra fa parte di un più ampio progetto espositivo intitolato 'Arte Povera and South African Art: In Conversation', promosso dal Wits Art Museum a Johannesburg e dal Consolato Generale d'Italia e che include, nelle stesse date della mostra curata da Ilaria Bernardi, un'altra dal titolo 'Innovations in South African Art, 1980s-2020s', a cura di Thembinkosi Goniwe, dedicata ad artisti sudafricani che, per alcuni aspetti della loro pratica, si dichiarano o risultano affini all'Arte povera: Lucas Seage, Jane Alexander, David Thubu Koloane, Kagiso Pat Mautloa, Moshekwa Langa, Usha Seejarim, Bongiwe Dhlomo-Mautloa, Willem Boshoff, Kemang Wa Lehulere, Thokozani Mthiyane, Kay Hassan.
   

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