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ANSA/Libro del giorno: Tutte le poesie di Antonella Anedda

ANSA/Libro del giorno: Tutte le poesie di Antonella Anedda

scrivere poesia è respirare e cogliere ''ciò che ditta dentro''

ROMA, 30 ottobre 2023, 14:55

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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(di Paolo Petroni) ANTONELLA ANEDDA, ''TUTTE LE POESIE'' (GARZANTI, pp. 564 - 18,00 euro) - Sin dall'inizio dell'introduzione firmata da Rocco Ronchi appare subito chiaro cosa sia e perché appaia coinvolgente la poesia di Antonella Anedda, di cui qui si riunisce tutta la produzione che va da fine anni Ottanta a oggi. ''La domanda sul chi del poeta è per lei più interessante di quella classica che chiede che cosa sia la poesia''. Poeta si è per il fatto stesso di esistere, di essere e ''poesia ne è il sentimento''. Per lei il linguaggio è dantescamente ''ciò che ditta dentro''.
    Così quindi è lei che ne ''Il catalogo della gioia'' dice che ''scrivere una poesia'' è innanzitutto ''respirare'', proseguendo ''l'aria tra la notte e il giorno / e insieme a loro tra gli alberi / quasi venisse sulla punta di ogni foglia / un tintinnio di brina un tepore di bava / l'inizio confuso di una frase / che strisciando mi scaccia / depone oggetti, basse note''. Tutto in un gioco tra un biografismo contingente, un dato di cronaca e un senso profondo che lo annulla dilatandolo a un essere non più personale, generale in questo suo estraniarsi e ritrovarsi nella natura.
    E allora la poesia per la Anedda è sempre, così che non sono meno poetici delle raccolte di versi gli altri suoi scritti, compresi quelli saggistici e teorici, ibridi potremmo dire solo apparenti per i possibili livelli di lettura per quel suo partire da un dettaglio ininfluente e rivelarne la forza incandescente che unisce esperienza e memoria e si risolve in bagliore di conoscenza, di coscienza. Tenendo naturalmente conto che l'Anedda è autrice di ''Le piante di Darwin e i topi di Leopardi'', che quindi il suo intenso sentire si lega all'osservazione scientifica e la ragione. Ecco quindi anche quella labilità di confini tra poesia e prosa, che possono convivere pure nello stesso testo, come oramai è d'uso da tempo in una messa in crisi dei generi tradizionali.
    Quindi un personalissimo immaginario poetico, dantescamente ''ciò che ditta dentro'' espresso in una forma e una lingua materiche, solide che hanno fatto fare i nomi di Amelia Rosselli e Franco Fortini come i due riferimenti più influenti, più intensi nell'arco di un percorso, di un testarsi e mettersi alla prova, da ''Residenze invernali'' (1992) e ''Notti di pace occidentale'' a ''Il catalogo della gioia'', ''Dal balcone del corpo'' poi ''Salva con nome'' per arrivare a ''Historiae'' (2018) in cui la ricerca inziale si ritrova più sciolta, vera, impietosa e matura e la solitudine ha un suo disincanto. Il suo esprimersi ha un cuore che potremmo dire ermetico, che interroga il lettore e costringe a soffermarsi accettando l'enigma, che è appunto sempre quello dell'essere, del particolare, della soluzione apparentemente incomprensibile, ma che racchiude in sè il fuoco, la sfida del mistero.
    I versi che ha scelto come finali di questo percorso esistenziale e artistico sono così, quasi in prosa: ''E' duro il cammino verso ciò che è chiaro /l'ho capito col tempo, forse soltanto questo è il dono / di invecchiare. Lo penso mentre smacchio un lenzuolo / con la candeggina, che stinge soprattutto le inziali,/ rigide di fili, nodi, punti a croce / sul nome infittito di vocali''.
   

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